Ron Miller L'ultimo Disneyano

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  • Questo topic ha 0 risposte, 1 partecipante ed è stato aggiornato l'ultima volta 13/02/2019 at 08:51 da G&G Aurora.
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      G&G Aurora
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          Articolo di Ciotta e Silvestri del:

          Ilciottasilvestri.blogspot.com

          L’ultimo disneyano. E’ morto Ron Miller, marito di Diane Disney, erede di Walt alla guida dello Studio di Mickey Mouse.

          Tron, Mai gridare al lupo, Il buco nero, Un ragazzo chiamato Tex, Elliott il drago invisibile, Le avventure di Bianca e Bernie, Red e Toby, Taron e la pentola magica, Professore a tutto gas, Un tipo lunatico… Sono solo alcuni dei capolavori di cinema d’animazione, o “live” o a tecnica mista prodotti da Ron Miller, specializzato tra gli anni 60 e 80 nella commedia familiare cool, un po’ svitate e sotto traccia, per nulla domestiche. La serie Disneyland è stato il suo gioiello televisivo.

          Touchstone Pictures – ramo Disney dedicato ai  film per adulti – Disney Channel, e Walt Disney Home Video, create tra il 1980 e il 1984, nei 4 anni di presidenza della Walt Disney Productions, furono le sue più feconde intuizioni da manager.

          Inside Out (2015) non dimentica di ringraziarlo per il suo fondamentale contributo alla sperimentazione animata digitale.

          Generoso filantropo ha sostenuto le arti classiche e contemporanee. Lascia alla città di Los Angeles il Red Cat, centro d’arte multimediale che diffonde teatro, jazz, new dance e film underground. E il Walt Disney Concert Hall di Frank Gehry. Tutti concepiti insieme alla moglie Diane Disney.

          Infine. Tra i vini più pregiati (e costosi) della Napa Valley non dimenticate la sua etichetta, “Silverado Vineyards”: Sauvignon bianco, Chardonnay, Sangiovese, Sangiovese Rosato, Petit Verdot e Merlot, Chardonnay-Sauvignon…tutti prodotti a Yountville, e frutto di metodi di vinificazione ambientalmente corretti, incluso il ripristino delle rive dei fiumi, dei letti del torrente e l’adozione dell’energia solare.

          E’ morto il 9 febbraio Ronald William Miller, produttore di 73 film per il cinema e per la televisione, marito di Diane Disney, scomparsa nel 2013, e nel consiglio d’amministrazione della Walt Disney Company dal 1978 e al vertice della compagnia dal 1980 al 1984. Genero di Walt Disney che lo ebbe sempre al fianco nelle avventure finali:  Disneyland, Disneyworld e Epcot. E con il quale produsse direttamente (imparando tutto quel che c’era da sapere) Monkey’s Uncle (di Robert Stevenson, 1965, mai uscito in Italia) , That Darn Cat!(Fbi Operazione gatto sempre di Stevenson, 1965), Lt. Robin Crusoe, U.S.N (Il comandante Robinson Crosue, di Byron Paul, 1966) e Monkeys, Go Home(Scimmie, tornatevene a casa di Andrew McLaglen, 1967).

          Vinse l’Emmy alla carriera nel 1971 per i tanti programmi televisivi realizzati dal 1954 su Disney e sul più grande parco dell’immaginario al mondo.

          Tra le star che ha lanciato o valorizzato ricordiamo Tom Tryon, Kurt Russell, Suzanne Pleshette, Vic Morrow, Kim Richard, Jim Dale, Ron Howard, Stefanie Powers, Dany Saval, Annette Funicello, Pamela Franklin, Tommy Kirk, Dean Jones, Yvette Mimieux, Deborah Walley, Matt Dillon, Haley Mills, Barbara Harris, Jodie Foster e Jeff Bridges.

          Negli ultimi anni Ron Miller aveva fondato a San Francisco (zona Presidio) con la moglie Diane il Walt Disney Family Museum, di cui è stato presidente del consiglio d’amministrazione, che ho il compito di tramandare lo straordinario contributo artistico e etico di Walt, perenne innovatore e sperimentatore e di contrastare le troppe deformazioni, calunnie, luoghi comuni ed equivoche sovrapposizione con Eisner e Iger e con quel che è stata la Disney Company dopo il 1966 e ancor più dopo il 1984 (data orwellianamente chiave per la mega società).

          Miller è nato nei sobborghi di Los Angeles il 17 aprile 1933, otto mesi prima della sua futura moglie, Diane Marie Disney. Sua madre, Stella (Bennett), lavorava in una fabbrica di dolciumi e il padre, John W. Miller, venditore di pneumatici, era emigrato dal Canada.

          Atleta, alto 1.93, studente universitario, conobbe nel 1954 la studentessa ventenne Diane Disney, che lo aveva ammirato in campo nello stadio dell’Usc (University of Souther California). Si sposarono nella chiesa episcopale di Santa Barbara il 9 maggio 1954. Miller, diventato giocatore professionista, è stato tight end dei Los Angeles Rams in sette partite del campionato 1956 della National Football League. Ma ha interrotto la carriera dopo un brutto incidente di gioco e su pressione di Walt Disney che gli propose di lavorare per lui (“non voglio diventare presto padre dei tuoi figli”…).

          I suoi rapporti con il mondo dello sport sono rimasti comunque sempre strettissimi. Praticava equitazione, sci alpino, caccia,  pesca a mosca e golf. Possedeva un ranch e allevava animali vicino a Montrose, in Colorado. E molti suoi successi cinematografici sono d’ambiente e argomento sportivo: The Monkey’s Uncle di Rpobert Stevenson del ’65; Snowball Express, in Italia Pistaaa… Arriva il gatto delle nevi di Norman Tokar del 1972; Ride a Wild Pony, ovvero Nato per correre, 1975, di Don Chaffey; Gus, in Italia Uno strano campione di football, 1976, diretto da Vincent McEveety;  Herbie al Rally di Montecarlo di Vincent McEveety, 1977.

          “Sono davvero molto orgoglioso di essere stato un atleta professionista. Penso che lo sport insegni a essere competitivi, ad accettare le sfide impossibili e a vedere meglio le cose, anche se il football è molto cambiato negli ultimi anni”, dichiarò nel 1984.

          Molto simile caratterialmente a Walt, Miller come CEO della Disney fu un coraggioso innovatore, sperimentando la prima animazione al computer nonostante gli altissimi costi, Tron (1982); finanziando Tim Burton, giovane talento formato alla CalArts, l’università trans-artistica della Disney, per i corti d’esordio, Vincent (1982) e Frankenweenie (1984) e pianificando alcuni progetti futuristici, tra i quali Who Framed Roger Rabbitche dirigerà solo nel 1988  Robert Zemeckis. Miller lavorò alla Walt Disney Productions, nel piccolo laboratorio sperimentale WED che stava progettando Disneyland, prima e dopo il servizio militare nell’esercito. Secondo assistente alla regia di Robert Stevenson per Zanna gialla(1957) viene presto promosso a più alte responsabilità produttive, fino a dirigere dei programmi lead-in della popolare serie tv settimanale presentata da Walt in persona. I lead-in sono pensati per il grande pubblico come traino per programmi  lead-out, a maggiore rischio audience. Nel 1958 sfiora la carriera di attore perché potrebbe sostituire Clint Walker, protagonista del telefilm Cheyenne della Warner Bros, chiamato da Bill Orr, genero di Jack Warner. Ma l’imprevisto ritorno di Walker chiuse quel capitolo artistico ma aprì quello di produttore aggiunto anche per la televisione (serie Zorro). Dopo Bon Voyage e Moon Pilot,  del 1962 di James Neilson, Son of Flubber (Professore a tutto gas, 1963), Summer Magic (Magia d’estate, 1963, ancora di Neilson e soprattutto Fbi Operazione gatto (That Dan Cat) di Stevenson furono grandi successi internazionali.  Così, dal 1968, con Never a Dull Moment (L’incredibile furto di Mr. Girasole, 1968, regia Jerry Paris) è promosso produttore unico, toccando nei 12 anni di executive producer il vertice creativo con Pete’s Dragon (Elliot il drago invisibile di Don Chaffey 1977), Tron di Steven Lisberger (1982),  Escape to Witch Mountain  (Incredibile viaggio verso l’ignoto, di John Hough, 1975) e The Black Cauldron (Taron e la pentola magica, 1985)

          Ma gli azionisti più avidi scalpitavano per profitti immediati e non per quelli a venire. Una congiura di palazzo guidata nel 1984 dal membro della famiglia Disney Roy E. Disney (figlio del fratello di Walt Disney, Roy), Stanley Gold, e dall’azionista Sid Bass spodestano Miller in favore di un trio di manager esterni ed estranei alla cultura Disney ma non a quella finanziaria: Michael Eisner (che sarà presto lo sciagurato zar), Frank Wells e Jeffrey Katzenberg (che fonderà più tardi la rivale Dreamworks). Di quella congiura, Ron Miller ci parlò in un incontro a Bologna, in occasione del Biograph Film Festival, e confermò il ruolo svolto da Roy Disney jr. che in seguito si pentì di averlo estromesso a beneficio di Eisner, interessato solo al profitto, dilapidatore dell’eredità disneyana e “deformatole” della prima Disneyland californiana, ad Anaheim.

          Ron Miller, che lascia sette figli, era gentile, sensibile, creativo, l’unico degno di sostituire Walt Disney al vertice della compagnia, con cui Diane ha rotto i rapporti per fondare la Walt Disney Family Company.  La sua scomparsa segna la fine di un’epoca, l’età d’oro del papà di Mickey Mouse. Così nel 1984, Ron Miller e Diane si trasferirono a San Francisco e nella Napa Valley, dove restaurarono una villa all’interno della tenuta del Silverado Vineyards, acquistata nel 1981.

          Ron Miller, che lascia sette figli, era gentile, sensibile, creativo, l’unico degno di sostituire Walt Disney al vertice della compagnia, con cui Diane ha rotto i rapporti per fondare la Walt Disney Family Company.  La sua scomparsa segna la fine di un’epoca, l’età d’oro del papà di Mickey Mouse.

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